Negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale le ricerche scientifiche e le sperimentazioni pratiche volte a validare l’efficacia e i benefici dell’approccio meditativo della Mindfulness.

All’interno delle Neuroscienze è nata una branca che si occupa in modo specifico della Mindfulness.

Norman Farb può essere considerato il capostipite di questo settore sulle neuroscienze con il suo contributo “Mindfulness meditation reveals distinct neural modes of self-reference” del 2007.

Via via che la Mindfulness si è diffusa nel mondo psicologico e scientifico, ha trovato un posto anche nel campo del Cognitivismo e le neuroscienze hanno iniziato a studiarne gli effetti sul cervello dei praticanti.

La consapevolezza dell’esperienza che facciamo momento per momento ci dà la possibilità di accettare la nostra esperienza mentale. In questo sono coinvolte varie regioni del cervello, incluse aree importanti della corteccia ed aree subcorticali del sistema limbico e del tronco encefalico, tra le quali si attivano processi di integrazione che possono giocare un ruolo cruciale per il benessere e l’autoregolazione1.

Durante la pratica della Mindfulness si assiste all’attivazione contemporanea delle aree cerebrali frontali adibite alle capacità esecutive e di allerta, con la funzione iniziale di indirizzare e sostenere l’attenzione, e successivamente di mantenere l’intenzione alla consapevolezza al momento presente, con un positivo effetto sui processi decisionali.

Le ultime ricerche suggeriscono come la Mindfulness promuova cambiamenti funzionali nel cervello attivandone la neuroplasticità. Haselkamp, in uno studio del 2012, conferma questa ipotesi e asserisce che i cambiamenti nella connettività funzionale siano duraturi nel tempo. Dimostra infatti come il cervello nei praticanti con molti anni di meditazione sia caratterizzato da una maggiore connettività delle reti neurali coinvolte nell’attenzione, ed anche  tra queste e le regioni prefrontali mediali. Secondo Haselkamp, questi dati spiegherebbero il maggior sviluppo nei praticanti mindfulness delle abilità cognitive, come ad esempio il mantenimento dell’attenzione e la riduzione delle distrazioni.

Nel 2012 Luders porta avanti una ricerca in cui indaga gli effetti cerebrali della meditazione in relazione al numero di anni di pratica. I risultati delle sue indagini mostrano che nei meditatori di lunga data si riscontra un aumento dello spessore e un potenziamento dei lobi frontali, in particolare della corteccia prefrontale mediale. Quest’ultima dialoga con il cervello emotivo (sistema limbico) e con il più arcaico cervello rettile (rinencefalo), in un costante scambio di informazioni e indicazioni che favorisce l’integrazione tra le funzioni esercitate da queste aree.

Le modifiche al cervello avvengono con la formazione di pieghe corticali, giri e solchi, un processo chiamato “girificazione”. I ricercatori sostengono che la formazione di queste pieghe possa promuovere e valorizzare l’informazione neurale2. Più girificazioni si formano meglio il cervello riesce a lavorare: tale efficienza si mostra in una migliore elaborazione delle informazioni, nella facilità di prendere decisioni e nel funzionamento della memoria.

Nello specifico si sono riscontrate sia significative differenze in base agli anni di pratica meditativa sia la presenza di un maggior numero di girificazioni nei meditatori  rispetto a coloro che non meditavano.

Hausvald, nel 2015, conferma come lo spessore corticale aumenti nei praticanti di Mindfulness e di conseguenza come, coloro che meditano, siano in grado di trattare più velocemente le informazioni rispetto a chi pratica da meno anni o non pratica affatto la meditazione.

Studi recenti indicano che la meditazione induce una serie di cambiamenti a livello fisico e biochimico, i quali influenzano positivamente alcune funzioni quali la respirazione, il battito cardiaco, il metabolismo, il ritmo sonno-veglia e l’attività cerebrale. Ne consegue un aumento delle energie disponibili per gestire stati di malessere che possono presentarsi nelle diverse situazioni di vita quotidiana, come preoccupazioni, frustrazioni, momenti di ansia e depressione.

I ricercatori dell’University of Massachusetts (USA) hanno rilevato che le persone che meditano circa mezz’ora al giorno sono più capaci di agire in uno stato di consapevolezza e di lucidità mentale. Le stesse persone hanno anche affermato di sentirsi meno propense al giudizio3. 

Alcuni altri importanti effetti della pratica meditativa sono:

  • l’incremento e la rimodulazione dell’attività dei nuclei profondi dell’emisfero destro ( parte intuitiva e digitale dell’esperienza esistenziale e percettiva) e dell’amigdala4 ( struttura cerebrale collegata all’esperienza della paura)
  • diminuzione dei marker infiammatori, come le interleuchine5
  • incremento e rimodulazione del lobo prefrontale sinistro, un’area del cervello implicata nel processare le emozioni positive6
  • diminuzione dei segni di invecchiamento a livello cerebrale7 e cellulare.

Benefici della mindfulness

E’ proprio grazie alla correlazione positiva tra la pratica della meditazione e lo stato di salute fisica, emozionale e mentale che la Mindfulness ha trovato negli anni ampi campi di intervento, assumendo un ruolo educativo e preventivo. Grazie al lavoro iniziato da J.Kabat-Zinn l’utilizzo della Mindfulness ha trovato espressione anche in ambito clinico e psicoterapeutico, in virtù del ruolo positivo della consapevolezza in relazione alla sofferenza e al disagio.

La pratica della Mindfulness è uno strumento per familiarizzare e lavorare con se stessi, che può diventare un percorso di conoscenza, di crescita personale e spirituale e può assumere un significato ancora più profondo per ciascuno di noi: apprendere ad osservare e riconoscere i fenomeni che si presentano nella loro reale natura modifica il nostro sguardo, il nostro modo di gestire le relazioni, di esserci e muoverci nel mondo. Significa interrompere gli automatismi che ci inducono a reagire alle sfide della vita e trovare la capacità di rispondere ad esse da uno spazio di non-giudizio, di apertura alle infinite possibilità. Significa sostituire l’attitudine al lamento e al vittimismo con la resilienza e la creatività. Il nostro benessere dipende sempre meno dalle situazioni esterne, dagli eventi che ci accadono, e sempre di più dalla nostra attitudine interiore, dalla nostra scelta di come vogliamo guardarli.

Con la Mindfulness Biodinamica si amplifica il felt-sense, si affina  l’ascolto delle sensazioni e il riconoscimento dei propri bisogni, si apprende a rilassarsi in tempi più rapidi fino alla possibilità di raggiungere stati di quiete profonda. Tutto questo porta in modo naturale ad un riequilibrio psico-fisico ed energetico e di conseguenza ad una migliore gestione delle emozioni, dei pensieri, delle relazioni, del tempo e del modo di far fronte allo stress. Inoltre, coltivando fattori mentali positivi diminuisce il senso di malessere e di insoddisfazione, mentre viene spontaneo rivolgersi a qualità come attenzione, concentrazione, empatia, gentilezza, portare in primo piano le proprie risorse e i propri talenti e generare un’attitudine amorevole e compassionevole verso l’ambiente circostante.

La Mindfulness dunque può essere utilizzata con effetti benefici in differenti contesti (educativo-scolastico, clinico-psicoterapeutico, lavorativo-aziendale) e in diverse fasi della vita in relazione agli obiettivi e alle finalità a cui la persona o il contesto si orienta.

Referenze

1: D.J.Siegel, 2009
2: Luders, 2012
3: Harvard’s Women’s Health Watch, 2011
4: Desbordes G., Negi L.T., Pace T.W.,Wallace B.A., Raison C.L., Schwartz E.L. (2012)
5: in ScienceDaily, Neurobiological changes explain how mindfulness meditation improves health
6: Shimomura T., Fujiki M., Akiyoshi J., Yoshida T., Tabata M., Kabasawa H., Kobayashi H., in Turk Neurosurg., 18(2), n. 134-141
7: Florian Kurth, Nicolas Cherbuin e Eileen Luders in Psychatry Research