La pratica della Mindfulness Biodinamica, nella sua peculiarità, propone una ristrutturazione delle pratiche di consapevolezza orientali – in particolar modo quella buddhista – in termini scientifici e laici, declinati al tessuto sociale occidentale contemporaneo.

Molte tradizioni religiose, scuole umanistiche e psicologiche di pensiero hanno utilizzato e tuttora promuovono diverse forme di meditazione come pratica per indagare l’esperienza umana e riflettere sulla vita interiore.

La pratica della Mindfulness, nella sua moderna accezione, si basa su un approccio meditativo e si è sviluppata negli Stati Uniti intorno agli anni settanta per opera di un biologo molecolare del Massachussets, John Kabat-Zinn, che la utilizzò in ambito clinico. Il termine inglese “Mindfulness”, tradotto come presenza mentale, descrive la parola “Sati” che in lingua pali, il linguaggio usato negli insegnamenti dal Buddha, indica la consapevolezza intesa come un’attitudine e una qualità della mente: una piena consapevolezza mentale favorita dall’attenzione intenzionale, dalla concentrazione e da una quieta presenza.

La Mindfulness, utilizzata come una tecnica e intesa come paradigma autonomo, si riferisce ad un’esperienza diretta dell’hic et nunc ossia del momento presente: una modalità non giudicante di prestare attenzione volontariamente a ciò che accade momento per momento.

L’essere umano, se non intraprende un sentiero specifico, tende ad utilizzare molte delle sue energie e risorse in una continua discorsività mentale, muovendosi tra passato e futuro, in una proiezione immaginativa di sé e una rimuginazione costante su ciò che è avvenuto.

L’approccio della Mindfulness serve a permettere un contatto consapevole e più pieno con ciò di cui facciamo esperienza nel qui ed ora, e la consapevolezza di tale esperienza apre alla diretta possibilità di riconoscere e accettare la propria esperienza interiore. Recuperando l’osservazione e l’ascolto del momento presente a partire da una presenza incarnata, una body mindfulness, si apprende ad essere più consapevoli di ciò che accade nella sfera delle sensazioni corporee e della mente e si possono sperimentare relazioni diverse con i contenuti emotivi e del pensiero.

Spesso viviamo governati dal nostro auto-pilota che ci tiene schiavi delle nostre abitudini e ci fa reagire in maniera automatica e inconsapevole agli eventi che ci accadono. Quando diventiamo mindful al momento presente, si schiude la possibilità di scelta e con la scelta la libertà di rispondere all’esperienza in maniera nuova, fresca e creativa. La pratica aiuta a sviluppare e consolidare la capacità di stare in maniera costruttiva con le proprie esperienze, soprattutto con quelle difficili.

La pratica si articola attraverso due aspetti che fluendo l’uno nell’altro permettono uno sviluppo e una stabilizzazione della propria qualità di presenza: la Pratica Formale, più propriamente l’esperienza della meditazione seduta, del movimento consapevole e il rilassamento consapevole e la Pratica Informale, la ricerca di indagare aspetti della pratica nella propria vita quotidiana. Con il tempo ci si familiarizza con le proprie emozioni e le proprie dinamiche interiori e si apprende a stare con le proprie esperienze difficili in modi più costruttivi.

La Mindfulness enfatizza l’unione mente-corpo: tale rilevanza è basata sulla consapevolezza che il riconoscimento e la descrizione delle sensazioni e delle percezioni del corpo veicolano informazioni riguardo alla sfera cognitivo-emotiva. Come dimostrato dalle ricerche di Ernst Gellhorm, uno dei ritmi fondamentali per il mantenimento della salute e del benessere nell’organismo è costituito dall’alternanza tra le funzioni governate dal sistema nervoso ortosimpatico e quelle del parasimpatico. Nella Mindfulness Biodinamica applichiamo l’approccio biosistemico in particolare il modello della curva biosistemica per modulare le sessioni di pratica in modo da facilitare i processi corporei ed arrivare alla posizione seduta con il massimo grado di assestamento possibile.

La curva biosistemica è graficamente rappresentata da un tipo di curva sinusoidale, con il primo picco verso l’alto che indica la fase di attivazione del SN orto-simpatico e la valle successiva che rappresenta la fase para-simpatica di riposo e rigenerazione. Questa alternanza a onda tra attivazione e quiete rispecchia l’attività naturale del SNA e quando viene stimolata ed amplificata in maniera sintonizzata ne migliora il funzionamento.

Un’altra specificità della Mindfulness Biodinamica consiste nella costruzione di un campo di esperienza qualitativa orientata alle qualità del cuore. Portare in maniera creativa e consapevole le specifiche qualità dei Bramavihara (amorevolezza, compassione, gioia ed equanimità) all’interno del proprio campo di esperienza e di relazione favorisce la possibilità di indagare e riflettere sui contenuti emotivi e mentali dell’esperienza attivando volontariamente la presenza dell’esserci a partire da uno sguardo originario.

Un’orientamento consapevole al nucleo della Brillante Sanità, ai ritmi organici presenti nell’esperienza, alle risorse, alla linea mediana, ai fulcri, ai territori dell’essere, alla quiete, alla consapevolezza incarnata ed al felt-sense sono altri tra gli elementi principali e costitutivi dell’approccio Biodinamico alla Mindfulness.

Via via che la pratica si consolida, riusciamo a investigare livelli di esperienza sempre più profondi. Le finalità nel praticare la consapevolezza riguardano sia il portare uno sguardo equanime al contenuto dell’esperienza sia l’indagare il funzionamento della sfera della propria mente-cuore. Praticare la Mindfulness Biodinamica vuol dire ri-orientrsi in modo graduale all’esperienza dell’Esser-ci, connessi alla consapevolezza e al senso di ciò che “Io Sono” da uno stato di presenza originaria. Diventa  allora possibile disidentificarsi da tutti gli aspetti contingenti dell’esperienza umana, come ci insegnano i maestri spirituali di tutti i tempi. Ci avviciniamo alla comprensione di cosa significa riconoscere che “io non sono non il corpo, non sono le sensazioni, le emozioni, né tantomeno i pensieri”, e cominciamo ad avere un barlume della presenza del testimone, dell’osservatore, dell’Essere che siamo.