Marinella

Ho 51 anni e sono una psicoterapeuta e terapista craniosacrale biodinamico.

Ho iniziato il percorso craniosacrale dopo averlo assaggiato all’interno di un percorso di crescita spirituale condotto da due terapeute del Karuna Institute, Anne Overzee e Deirdre Gordon. Ciò che mi ha spinto ad approfondire la conoscenza del CranioSacrale Biodinamico (CSB) è il desiderio di integrare e approfondire il lavoro con il corpo nella mia pratica clinica.

Ricevere sessioni di CSB mi ha consentito di aprirmi alla mia brillante sanità in modo sempre più profondo e talvolta commovente. L’immagine che più assomiglia all’esperienza sentita più intensa è quello di un fiore che sboccia.  Con alcuni degli operatori da cui ho ricevuto le sessioni ho sentito un senso di profonda intimità e connessione. Ho potuto riscoprire il potenziale dentro ognuno di noi e l’esperienza di un campo più grande e caratterizzato dalle migliori qualità umane che ci contiene. L’esperienza mi ha connesso maggiormente con la fiducia nella vita e mi ha dato una maggiore capacità di stare con le esperienze faticose della vita. Ricevere o dare una sessione di CSB è un dono per me e per coloro che la ricevono o la danno.

Marinella
Claudio

Mi chiamo Claudio e attualmente ho 36 anni; quando ho iniziato il corso di craniosacrale ne avevo 33. Mi ritengo una persona normale, di quelle con una sensibilità sufficiente a subire il senso di vuoto generato dal paradigma che ormai da troppi anni si è affermato nel sistema, o almeno nella moderna società occidentale entro la quale mi sono trovato a vivere la presente incarnazione.

E’ stato questo senso di vuoto che mi ha spinto, parallelamente al condurre una vita apparentemente integrata, alla ricerca di un senso…

Una carissima amica frequentava già il corso di craniosacrale con Paolo Casartelli, mi ha proposto di ricevere una sessione. Non smetterò mai di ringraziarla. Non ricordo cosa successe in quella prima sessione, e qualunque cosa sia successa non credo certo di averla compresa, ma la mia anima senz’altro si! Il contatto con…la cosa più semplice che mi viene da dire è “IL DIVINO”. Non era una novità per me, nel senso che le mie precedenti esperienze mi avevano più volte messo in contatto con il Grande Spirito, ed era stato proprio questo che mi aveva dato la forza di andare avanti quando avevo pensato che la vita non avesse tempo e che non valesse la pena viverla…

Sicuramente però era la prima volta che con le sole capacità di cui dispone l’essere umano, era avvenuto questo contatto…

Non rinnego niente del mio passato; anzi, probabilmente devo ringraziare certe esperienze ancor più del craniosacrale; ma da quel momento è nata una spinta in me, attraverso un percorso di conoscenza, a stabilire e rafforzare sempre più la mia connessione con il mondo spirituale. Questo ha cambiato il mio modo di vedere le cose; col tempo la mia visione della realtà è sempre più chiara. Mi sono reso conto che fino a poco tempo fa, non avevo le capacità (risorse) per vivermi le esperienze della vita fino in fondo e questo mi ha portato a chiudermi sempre più, con la conseguenze che una serie di esperienze di vita cd. “non digerite” (credo anche piuttosto numerose) mi siano rimaste “appiccicate” sotto forma di energia pesante (la stessa energia che non sono stato in grado di vivermi sul momento…). Quello che accade in sessione, secondo me, è che, proprio come quando si sfoglia una cipolla, si vanno a creare le condizioni perchè io possa andare in contro a tali esperienze, e vivermele, così che possano poi tornare all’ambiente. Ogni esperienze di vita che viene “processata” è come un velo di Maya che viene rimosso; è possibile essere più aperto e vedere la realtà con maggiore chiarezza (evoluzione di Coscienza).

La cosa eccezionale è che col tempo (sono ancora in pieno processo) la coscienza sembra prendere forza e capacità di “connessione” anche in solitudine, ovvero senza l’operatore; ecco che molto spesso i miei momenti di meditazione diventano dei veri e propri processi, verso la libertà! Non è mai facile, ma la fiducia (FEDE) è una grande risorsa, e cresce…

La mia idea del craniosacrale è cambiata nel tempo; quella sopra descritta è quella attuale, a fine percorso di formazione, ma non mi ci attacco… Per il momento però, secondo me, la terapia craniosacrale è una forma di lavoro per il risveglio della Coscienza delle persone…GRAZIE!!!!!!!”

Claudio
Stefania

Di base ho una formazione scientifica molto ortodossa (sono infermiera) e mi sono sentita persa in questo mondo del sentire: mi sono resa conto di essere quasi completamente dissociata dal mio mondo sensoriale e, dove gli altri descrivevano un mare di sensazioni, per me c’era un inquietante nulla. Ho dovuto convivere con questo “deserto” di sensazioni per lungo tempo, ed è stato fondamentale stare con il senso di totale inadeguatezza che ne conseguiva. Questo mi ha permesso di imparare ad accedere ad altre risorse, ad esempio ho iniziato ad orientarmi alla quiete anziché accanirmi nel voler sentire movimenti per me inesistenti.

Il mio approccio con il lavoro corporeo è iniziato con il massaggio e mi ci sono voluti circa 6 anni per arrivare al craniosacrale. In questo periodo di tempo ho continuamente cercato qualcosa che mi permettesse di superare i limiti che, inevitabilmente, ogni tecnica porta con se’ ed è stata proprio questa ricerca continua che mi ha gradualmente avvicinata alla biodinamica.

Quando ho deciso di fare il corso per operatrice craniosacrale non ne sapevo praticamente niente, non avevo mai ricevuto una sessione e non avevo la minima idea di come si svolgesse il lavoro. Ho solo ascoltato un mio impulso interiore che mi diceva che era arrivato il momento. E’ iniziato così un viaggio, a tratti anche molto duro, che mi ha portato a percorrere strade per me inimmaginabili.

Nei tre anni di formazione in Biodinamica Craniosacrale ho imparato l’indulgenza e la compassione nei confronti di me stessa, i miei insegnati mi hanno aiutato a stare insieme alla mia frustrazione, mi hanno sostenuta e mi hanno trasmesso una fiducia che, in cuor mio, sentivo assolutamente mal riposta. Al termine di ogni seminario mi dicevo che quello sarebbe stato l’ultimo e che non aveva senso continuare un percorso che, evidentemente, non mi apparteneva. Poi la solita forza che mi aveva spinto ad iniziare piano piano si faceva spazio tra le resistenze della mia mente, mi faceva vedere gli atteggiamenti di auto sabotaggio che mettevo in atto, portava un granello in più di consapevolezza e al seminario successivo ero ancora lì.

Ed è accaduto il miracolo.

Ho iniziato a capire, o meglio a sentire, che più cercavo e meno trovavo, che la cosa migliore che potevo fare era arrendermi ed essere grata di ciò che c’era, anche se era il niente. Così giorno dopo giorno ho iniziato a familiarizzare con una parte di me che mi era assolutamente sconosciuta, ho cominciato a dare fiducia alle minime percezioni del mio sentire, a coccolare le mie intuizioni, ad accogliere con gioia le sensazioni – anche quelle dolorose – del mio corpo, a guardare con amore le mie ferite e con ironia il mio giudice interiore.

Oggi sono una persona profondamente diversa, quando lavoro con il craniosacrale continuo a non sentire quello che la mia mente vorrebbe, ma mi sono resa conto di avere una mente incontentabile e quindi la lascio dire mentre io dialogo armoniosamente con il mio sentire. La mia vita è molto diversa, pur se in superficie non è cambiato niente: ho ritrovato una connessione profonda con me stessa che mi ha portato a revisionare la mia scala di valori e che mi aiuta ad avere una relazione più autentica e soddisfacente con gli altri. Riesco quasi sempre a mantenere un mio centro, un punto di quiete, e a non essere travolta dagli eventi, è quasi come aver trovato un punto di osservazione privilegiato.

Ora posso dire di essere felicissima di avere iniziato questo viaggio che, spero, mi accompagnerà per tutta la mia vita.

Stefania
Carmela

Come educatore e studente in psicologia mi sono confrontata più volte con il disagio sia personalmente che negli altri. Pur contando sugli strumenti che la formazione mi aveva fornito e su quella che ritenevo essere una buona conoscenza delle mie dinamiche relazionali, ho avuto modo di constatare in più occasioni che la mente non è sufficiente a gestire situazioni di dolore e disagio. Paolo mi ha permesso di accedere ad un vasto campo di conoscenze e pratiche che mi hanno avviato verso nuove forme di presenza nei confronti dell’altro. Grazie alla formazione craniosacrale ho potuto comprendere che la capacità di rimanere neutrali di fronte al dolore è una componente essenziale della relazione di aiuto non entrando in dinamica con l’altro, ma mantenendo un clima empatico e fiducioso.

La presenza a cui ogni operatore è educato rappresenta un fondamentale processo di crescita per l’individuo e consente di allargare lo sguardo verso un sistema umano che non è composto solamente da parti scisse, ma è un tutt’uno in cui ogni componente lavora per mantenere l’equilibrio.

Carmela
Aurora

Sono medico da più di vent’anni e da uno sono iscritta ad un corso per operatore craniosacrale. Il mio primo contatto con questa disciplina avvenne più che altro per curiosità. Ora so che molti, ai primi tentativi, non avvertono nulla, ma questo non fu il mio caso. Toccare una persona era tutt’altro che un’esperienza nuova per me, ma fu stupefacente sentire che cambiando il modo di prendere contatto con un altro essere cambiavano totalmente le informazioni che mi arrivavano.

Come medico sono abituata a palpare una zona del corpo umano per cogliere notizie riguardo quel preciso distretto e non mi aspetto mai di sapere qualcosa, supponiamo, sulla gamba del mio paziente, mentre ascolto i suoi polmoni. Come medico, inoltre, volgo la mia attenzione alle patologie, mentre se opero nel settore del craniosacrale, le malattie di chi riceve il trattamento non devono proprio distrarmi dalla sua interezza come essere umano. Una riflessione che mi viene spontanea nel tentativo di cogliere punti di contatto tra il craniosacrale e la medicina è che, nell’occuparsi dell’essere umano, la medicina ha, nei secoli, sempre più posto l’accento sugli aspetti patologici, mentre il Craniosacrale Biodinamico si occupa dell’essere umano in toto, prendendo da ciascuno ciò che quel particolare uomo trasmette in quel momento.”

Aurora
Maria

Ho compiuto 70 anni.  A 50 ho subito lutti devastanti unitamente a un crollo di affetti familiari che penso abbiano contribuito ad accentuare in maniera esponenziale disturbi fisici già presenti che mi procuravano notevoli dolori alla spina dorsale a alla cervicale.

Ho dato fiducia ai consigli di un’amica che mi ha indicato una conoscente operatrice di shiatsu che dedicava particolare attenzione alla riflessologia. Di queste metodologie fuori dagli schemi tradizionali ero completamente all’oscuro, ma mi sono subito sentita a mio agio con la persona che durante il trattamento mi forniva delucidazioni in merito al suo operare che mi destava stupore. Ora credo che in quel particolare momento la cosa che più apprezzassi fosse il sentirmi un poco coccolata oltre naturalmente ad avvertire un poco di sollievo fisico. Quando non potè più ricevermi cercai quindi altrove, per proseguire quella disciplina trovando assai comodo delegare ad altri l’operatività mentre ne traevo passivamente un piccolo beneficio.

Il nuovo operatore, che mi ha poi seguito negli anni successivi fino ad ora,mi ha accompagnato con gentile premura in un viaggio che si mostrava via via sempre nuovo e che mi risvegliava curiosità.  Questo ha accresciuto la fiducia che ha allentato le autodifese permettendomi di diventare più collaborativa.  Avevo la sensazione che le varie tematiche che affioravano durante i trattamenti sollecitassero poi momenti di riflessione che mi aprivano nuovi orizzonti e che giungevano inaspettati e opportuni proprio nel momento di un mio intimo bisogno.

Quando il mio operatore mi propose il craniosacrale biodinamico rimasi delusa e sconcertata perchè mi sembrò un “nulla”.  Ma con pazienza e delicatezza mi insegnò ad entrare in me stessa e a percepirmi in livelli sempre più profondi. Col passare del tempo si rafforzava in me la sensazione che questa pratica fosse una cura dell’anima che permetteva un relativo benessere fisico.  Sono stata condotta in una pratica che mi è stata di supporto e chiarificatrice nei momenti bui che mi si presentavano, consentendomi di andare incontro con determinazione alle avversità della vita invece che subirle.

Con la craniosacrale non ho più la sensazione di aspettare passivamente un beneficio, ma di essere io a trovarlo tenuta per mano da un avveduto aiutatore, e di ciò sono assai grata. Ora dalla cima dei miei 70 anni vedo nella mia interiorità la via da percorrere diventare sempre più lunga, il tempo a disposizione sempre più breve e le risorse sempre più scarse, perciò volendo sfruttare al massimo l’opportunità che mi è stata concessa intendo continuare regolarmente in questa pratica finchè sarà possibile, forte nella serenità di chi ha toccato con mano come sia proprio vero che non si è mai così perduti che gli angeli non ci possano trovare.

Maria